Quello dell’interior design è uno dei settori applicativi più vivaci e interessanti per i polimeri rigenerati di qualità, utilizzati per la realizzazione di superfici di finitura dei pannelli, sedie e componentistica varia sia per arredo che per illuminazione. Un trend destinato a crescere anche a seguito dei target di decarbonizzazione
Quello dell’arredo è uno dei settori trainanti dell’economia nazionale, tanto da archiviare il 2023 con un fatturato di 52,6 miliardi di euro, di cui circa 20 realizzati dall’export e 32,7 sul mercato interno. Risultati importanti anche se in calo dell’8,1% sull’anno precedente, pur rimanendo sopra ai livelli del 2019. A dirlo sono stati i preconsuntivi elaborati dal Centro Studi FederlegnoArredo su dati Istat, presentati durante la conferenza stampa del Salone del Mobile di Milano 2024.
Un calo fisiologico, come ha precisato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, arrivato dopo due anni di forte crescita, favorita anche da importanti stimoli al consumo, che però non ha frenato la ricerca continua d’innovazione e la costante attenzione del comparto per l’ambiente e la sostenibilità, che continua a essere uno dei temi centrali dell’interior design. Da tempo, infatti, un numero crescente di aziende del settore è impegnato a ridurre il proprio impatto ambientale, adottando soluzioni green sia nei processi di produzione sia utilizzando materiali riciclati capaci di rendere l’oggetto sostenibile durante tutto il suo ciclo di vita, dal progetto allo smaltimento finale. In questo contesto l’uso di plastica rigenerata per creare mobili e complementi d’arredo ricopre un ruolo sempre più importante nelle imprese del settore.
Ad oggi, stando ai dati raccolti dall’ultimo Rapporto realizzato da Plastic Consult per IPPR sulle Materie plastiche riciclate utilizzate in Italia, il 10% della plastica riciclata nel nostro Paese finisce nel comparto dell’arredo-casalinghi e un altro 13% nell’arredo urbano; percentuali destinate inevitabilmente ad aumentare nel prossimo futuro.
«Quello dell’arredo è sicuramente uno dei comparti applicativi più vivaci e interessanti per le plastiche riciclate», spiega Anna Pellizzari, direttore esecutivo di Materially, società milanese che da oltre 20 anni si occupa di consulenza sui temi dell’innovazione e della sostenibilità dei materiali, punto di riferimento per l’industria manifatturiera e per ogni applicazione design-driven. «Anche perché è un ambito in cui sono richieste prestazioni tecniche e durabilità elevate, e conseguentemente una qualità all’altezza, il che pone sfide importanti ai produttori di materiali. Nel settore le vediamo applicate soprattutto nelle superfici di finitura dei pannelli, per la loro nobilitazione, ma anche nelle sedie o in componentistica varia sia per l’arredo che per l’illuminazione».
Perché alle aziende dell’arredo piace la plastica riciclata?
Per vari motivi: principalmente perché le aiuta nella riduzione della carbon footprint e, quindi, a raggiungere i target di impatto zero che, soprattutto le aziende più grandi, si sono date; poi perché è uno dei criteri dei CAM Arredo e Arredo Urbano, quindi contenuti di plastica riciclata sono premianti nei bandi dei cosiddetti “acquisti verdi” (GPP). E, infine, perché l’arredo è un settore ancora molto B2C: in questo momento la plastica riciclata piace molto anche al cliente finale ed è quindi un importante leva di marketing.
In un’intervista del 2022 lei ha detto che: “Assisteremo a un boom della cosiddetta chimica verde, che punterà a realizzare materie plastiche da materie prime diverse dal petrolio”. A che punto siamo?

Direi a buon punto. Secondo la European Bioplastics Association, il settore delle bioplastiche è previsto in forte crescita negli anni a venire, anche a seguito dei target di decarbonizzazione. Inoltre, l’aumento di impianti di chemical recycling e di polimerizzazione con logiche mass balance, in cui oli da pirolisi, vegetali e fossili vengono processati assieme, aumenterà la disponibilità di quote bioattribuite, tra l’altro con caratteristiche tecniche identiche a quelle delle plastiche vergini. Un esempio in questo senso è la lampada Almendra di Flos (in foto d’apertura, ndr), progettata da Patricia Urquiola che ha fortemente voluto l’utilizzo di materiali biobased, e in cui la componentistica in plastica è stata realizzata in policarbonato con contenuto rinnovabile bioattribuito.
Quali sono i materiali green alternativi alla plastica tradizionale più utilizzati oggi nell’arredo?

Dipende dall’applicazione: i materiali sintetici sono usati estesamente nel settore al di là dell’uso di materie plastiche per lo stampaggio, in cui le alternative sono quelle già menzionate sopra, ovvero riciclato e biobased. Si pensi ad esempio alle schiume poliuretaniche impiegate nel settore degli imbottiti: qui esistono versioni con parziale contenuto biobased, ma anche riciclato (sempre parziale: il PU riciclato è tritato e riassemblato e non offre, al momento, le stesse prestazioni di comfort del PU vergine). La startup ReMat sta facendo cose interessanti su questi fronti.
Poi esistono aziende che propongono imbottiture in materiali naturali, quali la fibra di cocco, lattice, crine di cavallo, piuma, però restano sostanzialmente delle nicchie. Già più interessanti sono i possibili sostituti delle tradizionali resine urea-formaldeide, molto utilizzate nella realizzazione di pannelli medium density, riciclati o di laminati e nobilitati. Qui la maggior parte delle aziende sta già offrendo, o è in procinto di offrire, alternative biobased a ridotti, o a zero, VOC.
In quale direzione sta andando la ricerca di materiali innovativi in questo settore?
L’arredo è in realtà un settore abbastanza conservatore: noi osserviamo ad esempio una richiesta di materiali alternativi alla pelle tradizionale, oppure di pannelli ottenuti da materie prime da scarto diverse dal legno, quali scarti agricoli o dell’industria alimentare. L’innovazione, comunque, è al momento tutta orientata alla riduzione dell’impatto del comparto nel suo complesso.
In questo senso, abbiamo realizzato per Federlegno Arredo un database di materiali sostenibili rivolto agli associati, in cui vengono messe in evidenza le caratteristiche di sostenibilità dei materiali in cinque macroaree: materie rinnovabili o rinnovate, processi sostenibili, conformità ai CAM Arredo, sostanze chimiche di preoccupazione, carbon footprint certificata. L’obiettivo è fornire informazioni trasparenti e ripulite dalla comunicazione green washing.
Al di là dei materiali, quanto è importante progettare un prodotto in logica sostenibile e cosa significa esattamente?
Il riciclo è sicuramente centrale per quanto riguarda le materie prime. Ci sono poi delle belle soluzioni mirate al design for disassembly che consentono, per esempio, di smontare facilmente il mobile o la lampada e sostituire solo l’elemento danneggiato. È una delle policy per l’allungamento della vita del prodotto, uno dei driver più importanti di circular economy nei prodotti durevoli come gli arredi, che può arrivare anche a fornire il prodotto come un servizio, ovvero con una formula di “abbonamento”. Ci sono esempi interessanti in Nord Europa, attualmente impiegati più per forniture di comunità o contract, in cui l’obiettivo è mantenere il prodotto in vita il più a lungo possibile, continuando a generare revenue.
Sul fronte sostenibilità, quali sono i trend del settore arredo?
Direi che vi sono tre direzioni principali: migliorare la circolarità dei prodotti e dei materiali, attraverso una progettazione più attenta alla riciclabilità e soprattutto attraverso la costituzione di filiere di riciclo post consumo secondo i principi della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR); attenzione alla rigenerazione degli ecosistemi, attraverso l’utilizzo di materie prime di origine certificata e la riduzione dell’uso di sostanze chimiche impattanti; e, soprattutto, l’estensione della vita del prodotto, attraverso l’uso di materiali durevoli, il design for disassembly per la riparabilità, la servitizzazione e la gestione digitale dei materiali e dei singoli componenti.
Carolina Parma